Fecondazione Assistita

Archivio di: May 2013

 

Andrea Borini su Diagnosi Pre-impianto

Il presidente della Società italiana di conservazione della fertilità (ProFert), Andrea Borini, ha parlato della diagnosi pre-impianto al Congresso nazionale di medicina della riproduzione di Riccione. La diagnosi pre-impianto «è una tecnica al servizio della fecondazione assistita e, grazie a un’analisi genetica, permette di conoscere lo stato di salute dell’embrione prima che venga impiantato. Sulla base di questa analisi è possibile prevedere se l’embrione ha la possibilità di continuare a crescere una volta impiantato o se non è in grado di svilupparsi».

La diagnosi pre-impianto prevede l’analisi di una cellula dell’embrione al terzo giorno della fecondazione, quando è ancora costituito solo da 7-8 cellule, e consente di conoscere lo stato di salute dell’embrione fecondato prima che venga impiantato, in modo da poter avere un figlio sano senza dover affrontare la scelta dolorosa di un eventuale aborto terapeutico. Quando negli embrioni sono presenti cromosomi in più o in meno (una condizione chiamata aneuploidia) si è a rischio di aborto e, quindi, non vengono impiantati ma congelati, come previsto dalla Legge 40.

 

Meno carboidrati, maggiori possibilità

Secondo uno studio americano del Delaware Institute for Reproductive Medicine a cui hanno partecipato 120 donne di età media 36 anni, modificare le abitudini alimentari, e in particolare ridurre l’assunzione di carboidrati, potrebbe favorire la probabilità di concepimento attraverso la fecondazione in vitro.

Le diete ricche in carboidrati creano un ambiente chimico ostile all’oocita, prima ancora del suo impianto nell’utero. La presenza di un ambiente fisiologico caratterizzato da livelli elevati di glucosio, come purtroppo è il caso nelle pazienti diabetiche e sovrappeso, è dannoso per le cellule uovo. Leggi tutto.

 

Una prospettiva storica e di genere

Nella sua tesi di laurea, Prospettiva di genere nelle normative italiane e spagnole. Studio delle leggi dei due paesi sulla fecondazione assistita, Federica Muzzi ci ricorda che il primo tentativo di “regolamentare” (in realtà, proibire) la Fecondazione Assistita in Italia risale addirittura al 1958, quando la Dc presentò una proposta di legge con un titolo che più chiaro non avrebbe potuto essere: “Divieto di inseminazione artificiale e sua disciplina giuridica”. Leggi tutto.

 

Fecondazione Assistita in Puglia

La situazione nella Puglia guidata da parecchi anni ormai da SEL è meno buona di quanto uno potrebbe sperare: a fronte di una media nazionale di 377 cicli attivati per ogni cento mila donne in età fertile, in Puglia i cicli sono solo 212. Forte anche il fenomeno del cosiddetto “turismo procreativo”, verso le regioni del Nord-Est della Penisola e verso l’estero. Leggi l’articolo.

 

Federalismo e Fecondazione Assistita

Quante differenze ci sono fra le diverse regioni italiane? In Molise non esiste alcun centro per trattamenti di fecondazione assistita; in Lombardia ve ne sono ben 63. Il Lazio è la regione che fa registrare la crescita di offerta più sostenuta (siamo ormai a 54 centri del Lazio), ma quasi tutte le strutture sono private (83%). Situazione simile purtroppo anche in Sicilia (84,7%) e in Campania (72,7%). All’estremo opposto, le regioni più virtuose, con un’ottima offerta pubblica risultano essere Emilia Romagna (64%) e Toscana (62%). Delle 357 strutture attive nel 2010, meno della metà (155) sono pubbliche o private convenzionate. La spesa media per una fecondazione in vitro (IVF) in una struttura pubblica è poco sotto i 3.000 euro, mentre nei centri privati può andare dai 3.000 agli 11.000 euro. In Toscana, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e nella Provincia Autonoma di Trento i trattamenti legati alla fecondazione assistita sono disponibili con ticket o quota di compartecipazione, senza alcuna esclusione della popolazione interessata.

 

Fecondazione Assistita regolata nel Lazio

“Il Lazio non sarà più l’unica Regione italiana senza una disciplina normativa sulla fecondazione assistita”, ha dichiarato Teresa Petrangolini, commentando la notizia della firma, da parte del presidente della Regione Nicola Zingaretti, del decreto che definisce norme, procedure e tempistica per le autorizzazioni e gli accreditamenti delle strutture laziali che operano nel campo della procreazione assistita.

Con questo atto formale inizia un percorso che porterà alla creazione di un sistema basato su norme chiare e trasparenti, a tutela dei cittadini. Faremo chiarezza sui centri privati e valorizzeremo quelli pubblici. Nel rispetto dei parametri indicati nel decreto, le strutture saranno potenziate, con maggiori garanzie di sicurezza per le coppie e minori tempi di attesa, che oggi arrivano fino a tre anni.

Tra un anno, quando il sistema sarà a regime, non vedremo più tante coppie andare fuori regione. Oggi il Lazio paga alle altre Regioni dai 3mila ai 4mila euro a donna per la fecondazione assistita, per non contare i costi in ticket, vitto, viaggio e alloggio a carico dei cittadini. Si tratta di una questione che riguarda tanti cittadini, visto che nel Lazio una coppia su quattro ha problemi di fertilità.

 

Fecondazione Assistita a Ortona

Il centro per la Fecondazione Assistita di Ortona, pubblico, gestito dalla della Asl Lanciano Vasto Chieti e diretto dal professor Gian Mario Tiboni, è uno dei più importanti e avanzati centri dell’Italia centro-meridionale. E’ un centro di III livello, il più elevato, e si occupa di tutti i tipi di trattamenti eseguibili in Italia (non vietati dalla Legge 40 del 2004), come ad esempio FIVET e ICSI.

Nei primi quattro mesi del 2013 il Centro ha eseguito 226 trattamenti di fertilizzazione in vitro (IVF). 51 pazienti provenivano da altre regioni. Negli ultimi 16 mesi sono stati concepiti 327 bimbi con tassi di gravidanza fortemente influenzati dall’età della donna: l’esito è stato positivo per il 50% delle pazienti tra i 30 e i 35 anni, mentre si è attestato intorno al 10-15% dopo i 40 anni.

 

Smontata la Legge 40 del 2004, ma…

La Legge 40 del 2004 prevedeva ben sette divieti in tema di fecondazione assistita. Passati quasi dieci anni, 4 di questi divieti sono stati rimossi (divieto di produrre più di tre embrioni, di crioconservazione degli embrioni, di diagnosi preimpianto, e di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche); su 2 attendiamo con fiducia il parere della Consulta (fecondazione eterologa e divieto di uso degli embrioni per la ricerca scientifica); per il momento regge solo l’accesso, già superato in diversi altri (e migliori) Paesi, anche cattolici come la Spagna, alla fecondazione per single e coppie gay.

Lo stesso, la strada per le coppie è tuttora più in salita di quanto uno potrebbe pensare, come ci racconta questa inchiesta de Il Fatto Quotidiano.