Fecondazione Assistita

Archivio di: December 2012

 

Italia leader nella crioconservazione

L’Italia, Paese con 3 milioni di coppie infertili, è diventata, “grazie” al fatto di avere donne meno giovani che in altri Paesi che chiedono trattamenti di fecondazione assistita e una legge particolarmente restrittiva e oscurantista, la famigerata Legge 40 del 2004, il Paese leader mondiale nelle tecniche di crioconservazione degli ovociti e fecondazione in vitro – FIVET o ICSI – con ovociti crioconservati e scongelati, una scelta inizialmente obbligata dalla normativa che vieta tuttora la crioconservazione degli embrioni, ma ora sempre più diffusa perché consente di conservare la fertilità per chi debba sottoporsi a terapie oncologiche, oppure per chi vuole congelare da giovane (idealmente prima dei 35 anni) gli ovociti per avere un figlio più tardi. Purtroppo in Italia vi è un ulteriore limite posto dalla Legge: la crioconservazione degli ovociti è possibile soltanto se si devono affrontare patologie come quelle oncologiche. Anche per questo circa 10.000 coppie decidono di rivolgersi all`estero, una cifra pari al 30% dei 25mila europei che vanno in altre nazioni per ricorrere a trattamenti di fecondazione assistita.

 

Fecondazione Assistita: 20 anni di ICSI

La ICSI, inseminazione intra citoplasmatica dello spermatozoo, compie 20 anni. Se infatti è del 1978 la prima bambina nata con la FIVET, Louise, i primi bambini nati con la ICSI sono del 1992: in 20 anni, si stima che almeno 2 milioni di bambini siano grazie a questa tecnica in tutto il mondo. L’ICSI ha rivoluzionato l’approccio alla sterilità, in particolare, quella maschile. Tecnicamente possiamo dire che la ICSI non è altro se non una FIVET “manuale”: il seme maschile viene infatti introdotto nell’ovocita con degli speciali aghi, in modo da permettere allo spermatozoo di superare la membrana dell’ovocita e di fecondarlo.

In Italia la ICSI è diventata la tecnica di fecondazione assistita di secondo livello più utilizzata, con un numero di interventi 5 volte superiore a quelli della “classica” FIVET. In alcuni casi, come ad esempio quando vi è assenza di spermatozoi nell’eiaculazione (azoospermia) è necessario ricorrere ad altre tecniche quali MESA, TESA e TESE. Ricordiamo infine che l’inseminazione intra citoplasmatica è la tecnica che si usa quando vi è stata una crioconservazione degli ovociti.

 

Notizie Fecondazione Assistita a Cremona

E’ ormai pronto il nuovo ambulatorio di Fisiopatologia della riproduzione dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Cremona. L’ambulatorio è all’avanguardia nell’ambito dei trattamenti di Fecondazione Assistita: l’équipe è composta da Mariangela Rampino e Massimo Bontardelli (ginecologi), Antonina Impeduglia (biologa), Carlo Del Boca (Andrologo/endocrinologo) e Pietro Cavalli (genetista). L’ambulatorio vuole affrontare il problema della sterilità tenendo sempre unito il lavoro dell’andrologo/endocrinologo (lo specialista della fertilità maschile) da quello del ginecologo (per la fertilità femminile), per poter avere maggiori probabilità di successo e un approccio più umano. Le prenotazioni saranno aperte lunedì 24 dicembre; visite a partire dal 7 gennaio.

 

Fecondazione Assistita a Pieve di Cadore

Dopo una lunga collaborazione con il Sismer di Bologna, dal 1° gennaio 2013 il Centro di procreazione medicalmente assistita di Pieve di Cadore sarà completamente autonomo. “L’aiuto del Sismer è stato importante per noi, ma i tempi sono diventati maturi per camminare con le nostre gambe”, fa sapere il direttore dell’unità operativa di ginecologia Antonino Lo Re. “Abbiamo intrapreso una fattiva collaborazione anche col dottor Spolaor di Feltre. In un’ottica di rete, quindi, le pazienti potranno fare a Pieve di Cadore il colloquio, il prelievo degli ovociti e l’impianto, mentre si potranno rivolgere al centro feltrino per tutto il resto”.

 

Come aumentare le probabilità di successo

Come è possibile raddoppiare la percentuale di successo dei trattamenti di fecondazione assistita passando dall’attuale 30-40% fino al 60%, riuscendo al tempo stesso a rendere il processo meno stressante per le coppie e meno costoso per lo Stato? Se lo chiede il dottor Ermanno Greco, direttore del Centro di medicina e biologia della riproduzione dello European Hospital di Roma, che ha promosso una due giorni a Roma dal titolo: “How to improve Ivf success rate”.

Fra le idee e le pratiche più interessanti che sono emerse vi è quella di capire la differenza fra età biologica (che si stabilisce analizzando il patrimonio ovarico residuo della paziente) ed età anagrafica delle aspiranti mamme: grazie a esami semplici quali l’analisi dell’ormone antimulleriano e l’ecografia è possibile scoprire l’età biologica della paziente. In caso di età biologica superiore rispetto a quella anagrafica, alla paziente potranno essere somministrati farmaci androgeni che aumentano il testosterone e supportano la crescita dei follicoli ovarici, accrescendo così le chance di concepimento. Un altro elemento chiave è il tessuto endometriale che dovrà accogliere l’embrione: “Il 20% dei fallimenti di della fecondazione assistita è dovuto a un endometrio non recettivo, e non a difetti di quest’ultimo. Oggi possiamo risolvere questo problema con speciali esami come “Era Test”, che consente di scegliere il momento giusto in cui impiantare l’embrione. Infine, un aiuto arriva anche dall’agopuntura, che consente di diminuire i livelli di stress nell donne, causa di problemi in trattamenti così delicati come quelli della fecondazione assistita, e di migliorare la recettività dell’endometrio, aumentando i livelli di sostanze essenziali per l’attecchimento dell’embrione.

 

Incostituzionale la Legge 40 del 2004?

Il Tribunale di Firenze ha rinviato alla Consulta la Legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita per presunta incostituzionalità a seguito della denuncia di una coppia che, portatrice di una patologia genetica, dopo aver scoperto grazie alla diagnosi preimpianto che gli embrioni ottenuti tramite fecondazione assistita erano inidonei all’impianto, ha chiesto di non impiantarli e di destinarli alla ricerca scientifica. Richieste di buonsenso, ma in conflitto con due divieti assurdi contenuti nella Legge 40: quello di revocare il consenso, che implicherebbe l’assurdo trasferimento in utero anche di embrioni inidonei o probabili portatori di patologie, e quello di destinare alla ricerca scientifica gli embrioni non utilizzati.

Secondo i giudici di Firenze la Legge 40 violerebbe gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 9 (promozione della ricerca scientifica), 13 (inviolabilità della libertà personale) e 32 (tutela della salute e non obbligatorietà per alcun trattamento sanitario se non per disposizione di legge). Si esprime così l’avvocato Gianni Baldini che segue la coppia: “per tutti i trattamenti sanitari il consenso, dato all’avvio del trattamento, è revocabile, durante la sua prosecuzione, con eccezioni per cure salvavita. Il caso della fecondazione assistita è l’unico trattamento cui i pazienti, le donne in questo caso, non possono revocare il consenso”. Aggiunge: «Non si capisce poi perché si impedisce di fare ricerca anche sugli embrioni malati, ricerca che invece consentirebbe di trovare le cure».

 

Fecondazione Assistita: i numeri

Ogni anno sono 63 mila le coppie che si rivolgono agli oltre 300 centri italiani autorizzati per trattamenti di riproduzione medicalmente assistita. Il 24,3% delle coppie italiane cerca una clinica fuori regione, e più della metà di queste coppie vorrebbe un centro pubblico o convenzionato. La Toscana nel 2011 ha accolto il 40% di non residenti, l’Emilia Romagna il 38% e il Friuli Venezia Giulia addirittura il 54% dei pazienti da fuori regione. Piemonte, Toscana, e Friuli Venezia Giulia, hanno deliberato un superticket e le prestazioni per la provetta si pagano, dai 200 euro per la inseminazione semplice agli 800 euro per una fecondazione in vitro (Fivet) o per una Icsi. Nel 2010 sono nati in Italia oltre dodicimila bambini grazie alle tecniche di fecondazione assistita, e in modo più sicuro anche grazie alla sentenza della Corte Costituzionale che nel 2009 ha cancellato l’obbligo assurdo di un unico e contemporaneo impianto di tutti gli embrioni fecondati. Lo stesso, almeno 4 mila vanno a cercare fuori dai confini nazionali soluzioni quali la fecondazione eterologa, l’ovodonazione, e l’embriodonazione che sono vietate Legge 40 del 2004.

 

Preservare la fertilità

Andrea Borini, Presidente di ProFert, denuncia in un dossier dal titolo Preservare la fertilità: l’informazione negata il grave fatto che in Italia le pazienti donna in età fertile che si sottopongono a trattamenti per sconfiggere il cancro non vengono quasi mai informate dell’esistenza delle tecniche di crioconservazione degli ovociti, ormai non più sperimentali e anzi assolutamente consolidate, anche se ciò potrebbe rappresentare l’unica possibilità di avere un figlio una volta guarite.

I numeri, insiste Borini, non fanno emergere differenze significative né per quel che riguarda il tasso di fecondazione (74% contro 73%), né nel numero di impianti effettuati con successo (40% contro 41%), e neppure nella quantità complessiva di gravidanze ottenute (55,4% contro 55,6%). Sono del tutto fugati i dubbi che le procedure di congelamento (crioconservazione) potessero inficiare la qualità dell’ovocita e le speranze di successo dell’intervento di fecondazione assistita.