Fecondazione Assistita

Archivio di: October 2010

 

Ricorsi sulla fecondazione eterologa

Dopo un simile intervento del Tribunale di Firenze, anche il Tribunale di Catania ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sul divieto di fecondazione eterologa. Considerato che altri ricorsi alla Consulta, da Milano a Bologna, da Roma a Napoli, stanno per completare il loro cammino si può ben dire che anche l’ultimo assurdo divieto della Legge 40, quello sulla fecondazione eterologa, pare pronto a cadere.

Il ricorso portato dinanzi al Tribunale di Catania riguarda una donna, rimasta sterile a causa di menopausa precoce a soli 36 anni. L’unica speranza di superare l’ostacolo e sperare di avere un bambino era la fecondazione eterologa, vietata dalla legge italiana. “E’ molto importante che la decisione provenga da un tribunale del sud – dice Nino Guglielmino, responsabile del centro Hera – La novità è che il caso riguarda una donna. L’impossibilità di utilizzare i propri ovociti porta molte italiane all’estero dove l’ovodonazione è consentita”.

Così l’avvocato Maria Paola Costantini: “C’è una spinta sociale per eliminare dal nostro ordinamento una regola odiosa che vieta alla donna e all’uomo di utilizzare gli spermatozoi o gli ovociti di donatori di fronte a una diagnosi di sterilità non altrimenti risolvibile. Stiamo preparando un appello alla Corte di Strasburgo che si è già espressa negativamente sulla legge austriaca che vieta la donazione di gameti maschili”.

Insomma, un passo alla volta, dopo aver eliminato i i divieti ritenuti più punitivi per le coppie e per le donne in particolare, dal no alla crioconservazione degli embrioni, al no assurdo alla diagnosi preimpianto e addirittura all’obbligo di fecondare tutti gli embrioni ottenuti in provetta per un massimo di tre, sembra davvero che per l’odiosa Legge 40 sia arrivato il colpo finale.

 

Un Nobel per la ricerca e le staminali

I legami, fecondi e profondi, che intercorrono fra fecondazione assistita e ricerca sulle cellule staminali fanno sì che il premio Nobel assegnato al Dott. Robert Edwards, padre della fecondazione assistita, sia anche un premio a chi continua a combattere libero da pregiudizi e a favore della ricerca e della salute.

 

Premio Nobel al dottor Robert Edwards

Il dottor Robert Edwards, padre della della fecondazione in vitro, pioniere della tecnica che nel 1978 ha dato alla luce Louise, la prima bambina in provetta, e poi a altri 4 milioni di bambini, ha vinto il Premio Nobel per la Medicina: che bella notizia!

Nato a Manchester nel 1925, Edwards ha studiato biologia negli Stati Uniti e in Scozia. Dal 1958 inizia le ricerche sul processo di fecondazione all’Istituto nazionale per la ricerca medica di Londra. Dal 1963 prosegue il suo lavoro a Cambridge, prima all’università e poi nella clinica Bourn Hall dove con il ginecologo Patrick Steptoe fonda il primo centro al mondo per la fecondazione assistita.

Mentre Edwards affina le tecniche di fertilizzazione dell’embrione in laboratorio, l’illustre ginecologo usa la laparoscopia per ricavare ovociti da pazienti con infertilità dovuta alle tube. Nel 1968 riescono a ottenere la fertilizzazione di un ovulo umano in laboratorio, e dieci anni dopo la prima bambina “in provetta”, Louise Brown, con la tecnica IVF (in vitro fertilisation), che ha reso possibile la fecondazione degli ovuli in provetta, per poi essere reimpiantati nell’utero. e che dal ’78 a oggi ha permesso la nascita di almeno quattro milioni di bambini in tutto il mondo.

“Le sue scoperte hanno reso possibile il trattamento della sterilità che colpisce un’ampia porzione dell’umanità e più del 10% delle coppie nel mondo”, spiega il comunicato del Karolinska Institutet di Stoccolma. “Io e Steptoe – ha poi spiegato Edwards – eravamo coinvolti dalla disperazione delle coppie che non potevano avere figli. Abbiamo avuto un sacco di critiche ma abbiamo ci siamo anche battuti come dei folli per i nostri pazienti”. “È una notizia fantastica. Io e mia madre siamo davvero felici che a uno dei pionieri della riproduzione in vitro sia stato assegnato il riconoscimento che merita”, ha detto Louise Brown, oggi a sua volta mamma di un bambino.

In Italia il primo parto grazie alla fecondazione assistita risale al 1983. Nel 2008, ultimo anno di cui sono disponibili i dati, sono stati 10.212 i bambini nati vivi nel nostro Paese grazie alla fecondazione assistita. Nel 2005 Edwards ha firmato il documento in cui la comunità scientifica internazionale esprimeva il suo giudizio negativo sulla legge italiana sulla Procrerazione Medicalmente Aassistita, la famigerata Legge 40, e che aveva come primo firmatario uno dei pionieri della fecondazione assistita in Italia, Carlo Flamigni, che si congratula con “il padre scientifico di 4 milioni di bambini. A lui dobbiamo gratitudine per le intuizioni brillanti non solo di ordine biologico, ma anche genetico ed etico”.

Per il ginecologo Severino Antinori, presidente del Centro Raprui e dell’Associazione mondiale della medicina riproduttiva, il Nobel a Edwards è “una grande ingiustizia perché lo meritava 30 anni fa. In ogni caso è una vittoria contro tutti i pregiudizi etici e morali”. Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, chiede di aprire una discussione sulla legge 40: “Quando Louise Brown nacque si parlò di scandalo, di procedura non etica e contro natura, sebbene la metodica utilizzata fosse relativamente semplice rispetto alle tecniche attuali. Oggi le tecniche per la fecondazione artificiale sono numerose e consolidate in numerosi Paesi esteri e vi si ricorre non solo per problemi di infertilità all’interno di una coppia, ma anche per evitare la trasmissione di malattie genetiche dai genitori al figlio. Perché in uno Stato laico non dovrebbe essere normale, avendo lo stesso obiettivo, la diagnosi preimpianto?”.