Fecondazione Assistita

Le Fasi della FIVET

La FIVET, o fecondazione in vitro, avviene in quattro tempi:

1. La stimolazione della funzione ovarica. La prima fase della FIVET è quella in cui si stimola attraverso l’assunzione di farmaci appositi la funzione ovarica in modo da ottenere una crescita multipla di follicoli. Ciò è utile perchè se abbiamo più ovociti, abbiamo maggiori probabilità che uno di essi possa andare incontro a fertilizzazione, diventare embrione e poi un feto.

2. Il prelievo degli ovociti. Dopo circa 36-37 ore dalla somministrazione dei farmaci, gli ovociti vengono prelevati dai follicoli tramite una semplice aspirazione – sotto controllo ecografico, in anestesia e in regime ambulatoriale – fatta con un ago fatto penetrare attraverso la parete vaginale. In genere la paziente viene dimessa dopo circa due ore dall’intervento.

3. L’inseminazione e coltura in vitro. Poco dopo il prelievo degli ovociti, si usa il seme del partner, sottoposto al cosiddetto lavaggio, per inseminare gli ovociti. L’inseminazione viene effettuata mettendo il seme a contatto per un periodo di circa 16-18 ore con non più di 3 ovociti, visto che la Legge 40 vieta la creazione di più di 3 embrioni. Di fatto, gli embrioni creati saranno verosimilmente solo 2, visto che in genere solo il 60-70% degli ovociti si feconda. Gli ovociti che mostrano segni di fecondazione vengono mantenuti in coltura per ulteriori 24-48 ore, fino a quando sono pronti per il trasferimento finale.

4. Il trasferimento degli embrioni. A questo punto, gli embrioni formatisi vengono trasferiti nella cavità uterina della paziente. Per la grande maggioranza delle pazienti il trasferimento risulta veloce e indolore, comportando semplicemente l’inserimento attraverso il canale cervicale di un catetere contenente gli embrioni. Ciascun embrione è indipendente dagli altri: se è vero che trasferendo più di un embrione è possibile aumentare le probabilità complessive di ottenere una gravidanza in un determinato ciclo di trattamento, è vero anche che aumenta anche il rischio di una gravidanza bi- o tri-gemellare. Da questo momento in poi, ci si rimette di nuovo a madre natura, perchè il buon esito del trattamento non dipende esclusivamente dalla qualità degli embrioni, ma anche dalla capacità dell’utero di accoglierli. Trascorse circa due settimane dal trasferimento, si può sapere l’esito del trattamento.