Fecondazione Assistita

Crioconservazione degli Spermatozoi

La crioconservazione degli spermatozoi serve soprattutto nei casi in cui è necessario mettere da parte una “riserva di fertilità” da usare al bisogno. Il caso tipico è quello di un uomo che debba sottoporsi a una chemioterapia: sapendo che la terapia danneggerà seriamente la sua fertilità, può preventivamente depositare una certa quantità di spermatozoi in una banca del seme, per poi scongelarsi e utilizzarli, tramite le tecniche di procreazione assistita, nel momento in cui vorrà avere un figlio.

La crioconservazione degli spermatozoi nasce negli anni 50 utilizzando ghiaccio secco (-78°C) e solo successivamente all’introduzione di sostanze crioprotettrici in grado di ridurre i danni da congelamento si è potuto iniziare ad utilizzare l’azoto liquido (-196°), il quale permette una migliore conservazione. Oggi, gli spermatozoi vengono messi in degli appositi contenitori, protetti da un liquido crioprotettore, e vengono poi portati, immersi in azoto liquido, a temperature sempre più basse, fino a -196°C.

Sia il congelamento che il successivo scongelamento possono danneggiare gli spermatozoi: si calcola che almeno il 50% di essi vada perso a causa della crioconservazione. La buona notizia, però, è che gli spermatozoi che sopravvivono alla procedura di congelamento/scongelamento sono perfettamente normali: da 50 anni in qua sono nati migliaia di bambini sanissimi usando seme congelato, e vari studi dimostrano che la crioconservazione non danneggia geneticamente gli spermatozoi.

Per un approfondimento, leggi questo saggio sulla crioconservazione del seme e del tessuto testicolare. Per una lista parziale di centri pubblici dove si pratica la crioconservazione del seme in Italia, leggi questo articolo dell’AIMaC.