Fecondazione Assistita

Archivio di: November 2012

 

Governo Monti contro Corte Europea

Lo scorso agosto la Corte Europea per i diritti umani accettò il ricorso di Rosetta Costa e Walter Pavan e condannò il governo italiano. A differenza della sentenza con cui il Tribunale di Salerno aveva autorizzato il 13 gennaio 2010 una coppia fertile ma formata da un uomo e da una donna portatori sani di atrofia muscolare ad accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni, la decisione della Corte Europea, se accolta, avrebbe avuto una portata generale e sarebbe diventata vincolante per l’Italia. Questo tipo di esami è legale in molti Paesi europei, fra cui Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Il governo italiano aveva 90 giorni di tempo per recepire la sentenza della Corte Europea per i diritti umani. Oggi, quando scadevano i 90 giorni, il governo tecnico-clericale italiano ha deciso di presentare ricorso contro quella sentenza. Giustamente livida Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà’ di ricerca scientifica: “La decisione del Governo di presentare ricorso contro la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo che condanna l’Italia per violazione dell’art. 8, impedendo alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche di accedere alla fecondazione assistita, rappresenta davvero un tentativo disperato di salvare l’insalvabile: ovvero una legge 40 che 19 decisioni italiane ed europee stanno smantellando, perché incostituzionale ed ideologica”.

“Effettuare una diagnosi pre-impianto – ricorda – comporta due importanti risultati: evitare un aborto e mettere al mondo un figlio che non soffra. Mi chiedo come questo Governo non abbia agito mosso da questi semplici pensieri di rispetto del diritto della salute e abbia invece operato contro i cittadini italiani. Puo’ ancora riparare al danno: a nome di tutte le coppie portatrici di patologie genetiche, chiedo al ministro della Salute Balduzzi di emanare un atto idoneo che consenta a queste coppie di avere un figlio ed evitare un aborto. Un decreto ministeriale che estenda anche a queste coppie il concetto d’infecondità’ come già’ previsto nelle attuali linee guida sulla legge 40 che consentono anche all’uomo fertile portatore di Hiv di accedere alla fecondazione, potrebbe salvare la faccia a questo Governo ma soprattutto salvaguardare il diritto di genitorialita’ di tante coppie”.

 

Italiani a favore della Fecondazione Assistita

Secondo un’indagine del Censis, è cambiato l’atteggiamento degli italiani nei confronti della Procreazione Medicalmente Assistita. Negli anni fra il 2005 e il 2010 è salito non solo il numero di donne che hanno fatto ricorso a trattamenti di PMA, passato da 27.254 a 44.365, e il numero di bambini nati grazie a un aiuto medico, passato da 3.385 a 9.286, ma anche il consenso nei confronti della PMA.

Ormai ben il 69% degli italiani é favorevole all’utilizzo di tecniche farmacologiche, ormonali o chirurgiche per ovviare ai problemi di fertilità o sterilità, mentre solo il 17,2% della popolazione vi si oppone fermamente.

Il 52,3% degli italiani é d’accordo con la diagnosi pre-impianto dell’embrione (il 26,5% è contro) e anche quando parliamo di fecondazione eterologa, quando cioè il seme oppure l’ovulo arrivano da una persona esterna alla coppia, il 50,5% degli italiani si dichiara ormai a favore, contro solo il 30,2% che rimane contrario. Rimane invece (giustamente, a mio avviso) forte l’opposizione alla possibilità di determinare il sesso del nascituro: 3 italiani su 4 sono contrari.

Non sorprende sapere che in generale sono più favorevoli alle tecniche di fecondazione assistita le persone con un titolo di studio più elevato (l’81,7% dei laureati a fronte di solo un italiano su tre fra chi ha solo la licenza elementare); e lo stesso trend si vede per la diagnosi pre-impianto (il 63,6% dei laureati contro il 24,6% di chi ha la licenza elementare, e il 63,5% dei laureati contro solo il 20,5% di chi ha solo la licenza elementare per la fecondazione eterologa.

 

Presto la Fecondazione Assistita a Piacenza

Ieri si è svolto al Centro Medico Inacqua un incontro di aggiornamento in medicina della riproduzione tenuto dal professor Renzo Poli e dal dottor Luigi Cavanna. Sabato 24 novembre si terrà un secondo incontro riservato invece ai medici di famiglia. Questi due incontri, ha spiegato il dottor Claudio Tagliaferri, direttore del Centro Medico Inacqua di Piacenza, servono a spiegare i trattamenti di procreazione medicalmente assistita e le terapie per la sterilità di coppia che verranno offerti.

Fino a oggi nella provincia di Piacenza è possibile sottoporsi solo a tecniche di primo livello di procreazione assistita, come ad esempio l’inseminazione intrauterina, praticate presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia di Fiorenzuola d’Arda.

Il Centro Medico Inacqua sarà presto attrezzato per offrire alle coppie piacentine una gamma più ampia di terapie e praticare anche tecniche di secondo livello, tipo la fecondazione in vitro e l’impianto dell’embrione nell’utero della donna.

 

Tribunale di Cagliari: “Sì a diagnosi preimpianto”

Un giudice del Tribunale di Cagliari ha stabilito che I centri pubblici italiani specializzati in Procreazione medicalmente assistita devono offrire la diagnosi preimpianto alle coppie che la richiedono perché affette da malattie genetiche.

Dopo il trattamento di fecondazione in vitro, due aspiranti genitori, lei affetta da talassemia, lui portatore sano, si erano rivolti a un ospedale pubblico, il Microcitemico di Cagliari, vedendosi negare la tecnica che consente di sapere se l’embrione è anch’esso affetto dalla patologia. A seguito del diniego, si sono quindi rivolti al Tribunale di Cagliari, assistiti dagli avvocati Gallo e Calandrini, per veder riconosciuti i propri diritti, e per evitare di doversi rivolgere a una struttura privata e dover pagare la non indifferente cifra di circa 9.000 Euro.

Questa sentenza é molto importante perché da oggi in avanti tutti i centri pubblici, nessuno dei quali effettuava finora diagnosi preimpianto, saranno obbligati ad osservare scrupolosamente la Legge 40: effettuare tecniche di fecondazione in vitro significa anche avere l’obbligo, se la coppia lo richiede, di fornire informazione sullo stato di salute dell’embrione.